: Danilo Clementoni
: Il Punto D'Impatto Le Forme Della Colpa
: Tektime
: 9788835485063
: 1
: CHF 3.50
:
: Krimis, Thriller, Spionage
: Italian
: 186
: DRM
: PC/MAC/eReader/Tablet
: ePUB

Tre incidenti mortali. Tre scene plausibili. Nessun legame apparente. Ma Nathan Cross sa riconoscere quando una morte è stata costruita per sembrare un errore.

Insieme all'agente Maya Bennett, Nathan segue una scia che attraversa vecchi fascicoli, consulenze assicurative, percorsi post-trauma e memorie che non hanno mai smesso di sanguinare. Qualcuno sta scegliendo sopravvissuti segnati dal senso di colpa e li sta spingendo verso una seconda collisione, più precisa, più crudele, definitiva.

Per fermarlo, Nathan dovrà entrare in un territorio dove la violenza non colpisce il corpo per prima, ma il punto esatto in cui una persona ha smesso di perdonarsi. E quando il caso comincerà a sfiorare anche il suo passato, la distanza tra indagine e ossessione diventerà pericolosamente sottile.

Il Punto d'Impatto è un thriller teso e oscuro sul peso della sopravvivenza, il potere della memoria e le ferite che qualcuno impara a usare come armi.

Capitolo 1


La strada sembrava più stretta di come la ricordava.

Non era cambiata davvero. Erano cambiati il buio, l’ora, la temperatura dell’aria che entrava a scatti dalle bocchette difettose, e soprattutto il modo in cui Dana Mercer teneva le mani sul volante: troppo in alto, troppo rigide, come se guidare non fosse un gesto automatico ma una negoziazione continua con qualcosa che aspettava il momento giusto per riprendersela.

La contea si sfilava accanto ai fari in una sequenza di alberi neri, cartelli scoloriti e fossi bassi pieni d’acqua piovana. Era una di quelle strade secondarie della Virginia che di giorno non significano niente e di notte sembrano ricordare tutto. Dana conosceva quella curva. O meglio: conosceva la famiglia di curve a cui apparteneva. Strade così erano tutte uguali quando ti restavano dentro abbastanza a lungo.

Abbassò il volume della radio. Una voce stava parlando di una chiusura sulla 95, poi di sport, poi di pubblicità farmaceutiche. Non voleva parole umane. Non quella sera.

Aveva finito tardi. Aveva salutato le ultime due colleghe con un sorriso meccanico e una bugia corta — Sto bene, solo stanca — e aveva aspettato qualche minuto prima di uscire dal parcheggio, come se il ritardo potesse spostare il peso della giornata. Niente lo aveva spostato. 

Sul sedile del passeggero c’era la borsa. Sopra la borsa, una busta marrone piegata in due.

Non l’aveva aperta in ufficio. L’aveva vista sulla scrivania alle cinque e tredici, infilata tra una richiesta di rimborso e il catalogo di un fornitore medico. Niente francobollo. Niente mittente. Solo il suo nome, scritto in stampatello ordinato.

L’aveva messa via senza pensarci. O almeno così si era detta.

La macchina prese una vibrazione leggera mentre l’asfalto cambiava tessitura. Dana sentì la gola chiudersi per un istante. Conosceva anche quella sensazione: il corpo che decide prima della mente. Una stretta secca, un avvertimento senza frase.

Guardò di lato. La busta sembrava essersi spostata di qualche centimetro.

Sciocca. Era solo scivolata.

Allungò una mano senza staccare troppo gli occhi dalla strada. Toccò la carta. Fredda. Più pesante di quanto dovesse essere una busta vuota.

La riportò sulle ginocchia e guidò con una mano sola per alcuni secondi. Poi infilò l’indice sotto il lembo già aperto.

Dentro c’era una fotografia.

Non la tirò fuori subito. Vide prima il bordo lucido, poi il bianco di una porzione bruciata dal flash, poi un triangolo di parabrezza in frantumi.

Smise di respirare.

La foto le cadde sulle cosce.

Per un secondo non fu più nella sua auto, sullacounty road, in una sera di marzo umida e senza stelle. Fu altrove. In un odore preciso. Benzina. Tappetino bagnato. Plastica calda. Il suono impossibile del vetro che continua a cadere anche dopo essersi già rotto tutto.

No.

Scosse la testa una volta, come per liberar