: Markus Moling
: Deontologia della caccia Riflessioni etiche sul rapporto con la fauna selvatica
: Athesia-Tappeiner Verlag
: 9788868398729
: 1
: CHF 15.90
:
: Angeln, Jagd
: Italian
: 176
: Wasserzeichen
: PC/MAC/eReader/Tablet
: ePUB
La caccia è in continua evoluzione e oggi affronta nuove sfide legate al cambiamento dei valori, alla crisi ambientale e alla percezione della natura. Spesso criticata, è però vista dai cacciatori come un'attività di gestione e tutela della fauna, che va oltre l'abbattimento degli animali. Questo libro sull'etica della caccia vuole stimolare una riflessione critica, favorendo un dialogo costruttivo tra cacciatori e detrattori. L'etica fornisce strumenti per affrontare questioni complesse e promuovere una caccia sostenibile, permettendo alla comunità venatoria di contribuire alla protezione della fauna e degli habitat.

MARKUS MOLING, nato nel 1978 a Brunico, ha studiato teologia e filosofia a Innsbruck e Milano. Ordinato sacerdote nel 2006, ha svolto il suo ministero in diverse parrocchie e per tre anni è stato segretario del vescovo. Dal 2016 è professore ordinario di filosofia allo Studio Teologico Accademico di Bressanone. I suoi ambiti di ricerca includono l'etica ambientale, la percezione della natura e il rapporto con la fauna selvatica. Appassionato di ornitologia, si dedica allo studio dei tetraonidi e collabora a rilevamenti faunistici per l'amministrazione provinciale.

Caccia e dimensione umana


Un prerequisito per una carriera professionale di successo è senza dubbio una buona formazione, che a sua volta dipende da istruttori esperti e competenti. Non meno decisiva, tuttavia, per l’avanzamento professionale e l’acquisizione di competenze sociali, è una buona educazione, che inizia nell’infanzia e si definisce semplicemente come “buona creanza”. Per risvegliare e affinare nei giovani il senso di responsabilità, l’empatia, l’attenzione e la tolleranza nei confronti degli altri, sono necessari modelli comportamentali, come i genitori o i nonni, che vivano in prima persona questi valori nella quotidianità. Indipendentemente dai regolamenti e dalle leggi, un giovane cresciuto con una buona base educativa capirà presto che nella vita ci sono cose che, pur essendo giuridicamente consentite, semplicemente non si fanno. In molti ambiti della vita, e soprattutto per quel che riguarda i cacciatori che decidono di uccidere o lasciare in vita un ani male selvatico, dovremmo avere a cuore il motto “questo non si fa”, facendo appello alla nostra coscienza. Queste quattro parole, da sole, possono influenzare il nostro comportamento morale durante la caccia.

Noi cacciatori appassionati siamo legati da un amore che plasma in modo unico la nostra vita, il nostro rapporto con la natura, i nostri pensieri e le nostre azioni. Non tutti sanno che questa passione si trasmette di generazione in generazione e che a un tratto può riaccendersi in una persona o in un’altra e non lasciarla più per il resto della vita. Lagreen belt della caccia è intrecciata ai solidi principi che orientano la nostra esistenza e le forniscono un sano fondamento. Una persona che non pratica la caccia non sarà in grado di capire sul momento questo paragone e nemmeno di comprendere l’alto significato dell’attività venatoria nella formazione della personalità di un individuo, perché essa è ancora rifiutata o quantomeno messa in discussione criticamente da una pa