: Carlos Usín
: Anna Come Sfuggire Alla Cortina Di Ferro
: Tektime
: 9788835484127
: 1
: CHF 8.80
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: Kinder- und Jugendbücher
: Italian
: 364
: DRM
: PC/MAC/eReader/Tablet
: ePUB

Anna, un'infermiera di riconosciuta professionalità, giunta ai suoi trentaquattro anni, si trova costretta a intraprendere una nuova vita lontano dalla sua patria, la Cecoslovacchia. Dopo quindici anni, il suo matrimonio si è concluso con un divorzio. Ora deve emigrare da un Paese che è stato travolto dai carri armati russi, quando i suoi abitanti anelavano a una più grande libertà. Un Paese che perseguita e incarcera i cattolici come lei. Una terra in cui i militari non esitano a uccidere coloro che tentano di fuggire verso l'Occidente, oltre la cortina di ferro. Ed ecco che si presenta l'occasione di recarsi in Libia, una nazione governata da un colonnello di nome Gheddafi. E laggiù l'attenderanno molte altre avventure.

'Anna, come fuggire all'oppressione della Guerra Fredda' è la storia appassionante di una giovane donna nata in un villaggio di un Paese celato dietro il sipario della cosiddetta 'cortina di ferro', la Cecoslovacchia, che ebbe la fortuna di sottrarsi alla prigione che il destino le aveva preparato. Testimone diretta di eventi storici che lasciarono il mondo attonito, alcuni destando meraviglia, altri profonda tristezza: la disfatta della Primavera di Praga (1968) per mano dei carri armati dell'URSS e la successiva repressione politica; le raffiche di mitra che colpivano coloro che tentavano di fuggire attraverso il Danubio, nel loro passaggio per Bratislava, verso un mondo migliore. Anna fu costretta a emigrare in un Paese come la Libia, allora governata dal colonnello Gheddafi; lì conobbe il terrore del bombardamento di Tripoli, nell'aprile del 1986, da parte degli aerei degli Stati Uniti e del Regno Unito. Fu testimone della fine del comunismo in Cecoslovacchia, con la cosiddetta Rivoluzione di Velluto, della caduta del Muro di Berlino nel 1989 e della successiva scissione pacifica ed esemplare del Paese in due Stati, la Repubblica Ceca e la Slovacchia, nel 1993. Il destino di Anna era segnato fin dalla nascita: era una donna nata in una nazione comunista che perseguitava i cattolici come lei. Si trovava dietro la cortina di ferro. Tutto le era avverso, persino il suo disperato e inappagato desiderio di maternità, infranto da numerosi aborti spontanei. E quando ormai sembrava che nulla potesse andare peggio, sopraggiunse il divorzio, dopo quindici anni di matrimonio. Fu allora, a trentaquattro anni, nel momento stesso in cui toccò il fondo e parve non esservi rimedio, che decise di emigrare in un altro Paese. Una scelta che le avrebbe cambiato la vita per sempre.
Questa è anche una rievocazione di costumi, di uno stile di vita e di pratiche sociali appartenenti a un'epoca e a una nazione che non esiste più. Benché ancora oggi sopravvivano alcune tracce degli anni del Comunismo, la Repubblica Ceca e la Slovacchia fanno parte, dal 1º gennaio 2004, dell'Unione Europea.

  1. Praga

 

Hotel Aura, Praga

Lunedì 15 aprile 1985

 

Anna Molnárová era entrata nella sua stanza d’albergo preparandosi ad affrontare il suo futuro incerto. Aveva trentaquattro anni, si era da poco separata dopo quindici anni di matrimonio e aveva perso il suo lavoro dopo anni di tormenti. Nel giro di pochi mesi, la sua vita era stata ridotta in frantumi e ora doveva ricominciare da capo. Il giorno dopo sarebbe partita alla volta della Libia, dove le sue competenze di infermiera esperta erano molto richieste.

Era sull’orlo di abbandonare tutto ciò che amava, tutto ciò che aveva conosciuto fino a quel momento, almeno per i successivi due anni. Aveva sottoscritto un accordo con la Polytechna, una compagnia statale nata – come tante altre – grazie ai legami stretti tra la sua terra natale, la Cecoslovacchia, e la Libia.

Giunta a Praga dopo un lungo viaggio in treno di quattro ore, partendo da Nové Mesto nad Váhom, nella regione di Trenčín, la sua città natale in Cecoslovacchia, era stanca, il corpo esausto dalla fatica del viaggio.

Appena entrata nella stanza e posato la valigia, si diresse verso la finestra e spostò le tende lasciando che la luce riempisse l'ambiente. La stanza, pur nella sua semplicità, era decisamente più grande di qualsiasi altra che abbia mai occupato. Oltre al letto matrimoniale e a un paio di comodini ai lati, l'armadio era spazioso, così ampio che avrebbe potuto contenere non solo tutti i suoi vestiti, ma anche quelli di sua madre, se fosse stata con lei in quel momento.

Ritornata sui suoi passi, andò verso il bagno che si trovava accanto alla porta d’ingresso. Si guardava allo specchio senza riconoscere l'immagine che si rifletteva. Le sembrava di vedere un’altra persona: più vecchia, più triste, più stanca, frustrata. Tra le prime rughe e i primi capelli grigi, le sembrava di scorgere ancora quella giovane ragazza entusiasta all'idea di diventare infermiera, che aveva dovuto lottare contro ogni difficoltà affinché l'orrore delle persecuzioni sul lavoro non avesse distrutto completamente i suoi sogni. Dietro a quello sguardo triste e malinconico, le sembrava di riscoprire quella giovane innamorata e ingenua che si era sposata troppo presto con il sogno – mai realizzato – di avere molti figli. Era andato tutto storto e non sapeva spiegarsi il perché. Aveva sempre fatto ciò che gli altri si aspettavano da lei, eppure nulla era andato come doveva.

Distolto lo sguardo dallo specchio, si sedette sul bordo della vasca. Aprì il rubinetto dell'acqua calda verificando che uscisse bollente, pensando di concedersi un lungo e rilassante bagno. Era una sensazione nuova e molto piacevole aprire il rubinetto e sentire subito l'acqua, prima tiepida e poi calda.

Non voleva disfare la valigia che con tanta cura aveva preparato a casa, non aveva intenzione di stravolgerla. Prese solo gli oggetti da toeletta, la biancheria intima e il suo camicione. Non si era portata molti vestiti; di per sé non ne aveva molti e la maggior parte di quelli che aveva non le sarebbero serviti dove stava andando. Avrebbe comprato qualcosa nel suo nuovo luogo di residenza.

Uscì dal bagno e, mentre rifletteva, si lasciò sopraffare dalla tentazione, dirigendosi nuovamente verso la finestra.

L'hotel Aura si trovava, in realtà, nel mezzo della campagna, circondato da industrie e a venticinque chilometri dall'aeroporto.

Di fronte all’hotel non si scorgeva alcun edificio residenziale, né negozi, né nulla che facesse pensare che quella parte della città fosse stata civilizzata sin dall’epoca degli Ottomani. È vero che lei prediligeva la solitudine, gli spazi aperti, il silenzio, la pace della montagna, l’aria fresca e pura dei boschi e il mormorio dei ruscelli, ma quel luogo non era né l’una né l’altra cosa.

Era ancora presto per andare a dormire e passeggiare lì sarebbe stato un po’ pericoloso. Il centro era molto distante dall’hotel, non sembrava esserci un mezzo di trasporto pubblico nelle vicinanze e il sole stava ormai calando. Alla fine, cedette alla tentazione di un bagno rilassante pensando che le avrebbe fatto bene. Non aveva spesso l’occasione di godersi qualcosa del genere, rilassandosi. Tornò in bagno e cominciò a riempire la vasca. Anche se era da sola, chiuse la porta del bagno come era solita fare. La vasca non era ancora completamente piena quando vi si immerse. Fin da subito il vapore iniziò a invadere l’intero bagno e Anna percepì di essere più stanca e tesa di quanto pensasse. Ben presto si abbandonò a un tranquillo torpore, seguito da un sonno leggero e benefico.

Chiuse gli occhi, sebbene la mente continuò a viaggiare. I ricordi si accavallavano confusi nella memoria, lottando per emergere e imporsi l’uno sull’altro, ma non sapeva se fosse giusto lasciarli affiorare, seppellirli per sempre, farli riaffiorare in ordine cronologico o secondo l’impatto che avevano avuto nella profondità della sua anima. Non sapeva da dove iniziare.

Alla fine, giunse alla conclusione che il denaro era una delle ragioni fondamentali – forse la