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Prefazione
di Carmen Maria Machado
Ricordai com’era cominciata,
una barzelletta per i quotidiani.
Adesso nessuno scriveva di loro.
La distopia è stato uno dei miei generi preferiti, l’inizio del sentiero che mi ha allontanato dai libri dell’infanzia. LessiLa fattoria degli animali,Fahrenheit 451,V for Vendetta. Le metafore li rendevano duttili; per la prima volta vidi di cosaparlavano i romanzi, le correnti che si muovevano al di sotto della prosa. C’è un motivo se facciamo leggere i romanzi distopici agli adolescenti, lo stesso motivo per cui la letteraturayoung adult ne è piena. L’adolescenza segna il momento in cui si inizia a vedere oltre l’apparenza delle cose, quando il turbamento che ribolliva nella mente si infrange bianchissimo sulla riva. La distopia è un genere per l’età postlapsaria; è arte per ciò che non puoi dimenticare di aver visto.
Loro fu pubblicato per la prima volta nel 1977, vincendo il Southwest Arts Literature Prize. È il quarto libro della pioneristica autrice, editor e editrice queer Kay Dick, che ha vissuto a Hampstead per più di vent’anni insieme alla sua compagna Kathleen Farrell.Loro – che nel sottotitolo originale l’autrice definisce «una successione di inquietudini», sebbene il libro si collochi a metà strada tra la raccolta di racconti e ilfix-up novel1 – ha per protagonista una persona di cui ignoriamo il nome e il genere, che si sposta per la campagna inglese insieme ad alcuni artisti e intellettuali cercando di sfuggire alle aggressioni di un misterioso gruppo di filistei a cui ci si riferisce chiamandoli semplicemente «loro».
Loro non hanno un governo, non hanno un credo, non hanno pietà. L’attimo prima sono metodici e deliberati nella loro crudeltà, quello successivo assurdamente sconsiderati e barbarici.Loro si spostano a bordo di barche sui canali ed erigono sinistre torri sulla costa dove i ribelli vengono rinchiusi e i loro ricordi cancellati.Loro disprezzano l’arte, le persone che vivono da sole, l’eccessiva manifestazione delle emozioni;loro sottraggono romanzi e dipinti,loro bruciano poesie e spartiti musicali.
Eloro puniscono chiunque opponga resistenza. I pittori impenitenti vengono accecati, i musicisti spudorati vengono resi sordi. A uno scultore vengono cavati gli occhi utilizzando le schegge di vetro delle sue opere. Un’autrice di libri per bambini traumatizzata si immerge ogni giorno in uno stagno, a quanto parrebbe per estinguere il ricordo di quando le hanno dato fuoco.Loro tengono sulle fiamme il braccio destro di Jane, una poeta, per otto minuti; il suo crimine è aver istintivamente fatto un passo verso le sue opere che bruciavano. («[Il marito] Russell aveva reagito diversamente. “Avete dimenticato questo”, aveva detto, buttando nel fuoco la fuga che aveva appena terminato di comporre».)
Loro è asciutto, inquietante, familiare in un modo sinistro. RicordaRevenge: Eleven Dark Tales di Yōko Ogawa oMoi qui n’ai pas connu les hommes di Jacqueline Harpman, collocandosi nello spazio tra distopia e horror. Il rigoglioso paesaggio è infestato da dettagli profondamente disturbanti che rivelano le forze in gioco – «Inutile tendere l’orecchio al rumore dei passi; loro non portavano scarpe» – e fa da sfondo alle incessanti interrogazioni sull’arte: cosa vuol dire creare senza un pubblico? Se non è più possibile leggere un romanzo, è sufficiente