: Yan Lianke
: Il giorno in cui mori' il sole
: nottetempo
: 9788874529681
: Narrativa
: 1
: CHF 10.80
:
: Erzählende Literatur
: Italian
: 420
: Wasserzeichen
: PC/MAC/eReader/Tablet
: ePUB
'Yan Lianke è uno di quei rari geni che, nelle assurdità tipiche della propria cultura, rivelano le assurdità che infettano tutte le culture. Il giorno in cui morì il sole è il libro più inquietante degli ultimi anni. Un campanello d'allarme sul percorso che stiamo seguendo.' Washington Post Le pagine del romanzo di Yan Lianke scorrono intense e visionarie come accade sempre con questo scrittore, uno dei più dotati del panorama letterario cinese: come se raccontasse le sue storie sull'orlo di una faglia che dà il capogiro, mentre la dimensione realistica si intreccia con quella simbolica e la storia della Cina rurale in cui è cresciuto si affaccia sui presagi distopici e apocalittici della contemporaneità. Tutto avviene in un giorno lunghissimo sfinito dalla canicola, il sesto giorno del sesto mese del calendario lunare, che un delirio improvviso trasforma in una notte interminabile: nei villaggi dei Monti Funiu comincia a dilagare, al crepuscolo, un sonnambulismo contagioso, una veglia allucinata e fuori controllo in cui i desideri e i pensieri soppressi durante la disciplinata realtà del giorno prendono forma e guidano le azioni degli uomini, fino alle conseguenze più estreme. Il quattordicenne Li Niannian è il primo ad accorgersene e l'unico a non cadere in balia del fenomeno, mentre osserva tutto con una domanda in testa che si fa sempre più impellente: il sole spunterà di nuovo la mattina? Come potrà tornare la luce, dopo quella notte di vertigini in cui il mondo si è addentrato troppo in profondità nel sogno?

Prefazione:Lasciatemi parlare a cuore aperto!


Ehi… ci siete tutti?… Qualcuno può venire ad ascoltarmi?

Ehi… spiriti!… Se avete tempo, venite a sentire… Sono inginocchiato qui sulla vetta più alta della catena dei Monti Funiu, così potete udire la mia voce. Non saranno le grida di un bambino sciocco a infastidirvi!

Ehi!… Vengo a nome di un villaggio. Di una cittadina1. Di una catena montuosa e del mondo intero. Sono inginocchiato qui, il viso rivolto al cielo, e voglio raccontarvi alcuni fatti. Spero che abbiate la pazienza di stare ad ascoltare i miei sproloqui, le mie invocazioni. Non innervositevi, non abbiate fretta. Vi dirò di cose vaste come il cielo e la terra, cose di enorme portata e gravità.

A seguito di questi fatti, tante persone sono morte nel nostro villaggio. E tante altre sono morte nella nostra cittadina. Sui nostri Monti Funiu e nel mondo oltre le montagne, attraverso i paesaggi di sogno di quella notte, sono morte tante persone quante sono le spighe di grano che cadono sotto i colpi della falce. Miseri e avviliti, molti altri hanno continuato a vivere sulle montagne e nel mondo, numerosi come i chicchi di frumento che germogliano nei campi. Villaggi e bambini, monti e universo: in tutti loro, gli organi interni sono come fogli di carta che avvolgono sacche di sangue annacquato. Una minima disattenzione e quegli involucri di carta possono rompersi. Il sangue può fuoriuscire. La vita può svanire come una goccia d’acqua inghiottita da una distesa arida. Come una foglia caduta in un bosco autunnale già stretto nella morsa di un gelo d’inverno.

Spiriti!… spiriti degli uomini… Quel villaggio, quel paese, quella catena montuosa e il mondo intero non sopporteranno un altro incubo. O Cielo… o bodhisattva e arhat… o Imperatore di Giada! Vi imploro, benedite e proteggete quel villaggio, quel paese. Benedite e proteggete le montagne e il mondo. Sono venuto a inginocchiarmi sulla cima di questa montagna a nome del villaggio e della cittadina, a nome degli uomini. Sono venuto a inginocchiarmi sulla cima di questa montagna perché chi vive ancora possa rimanere in vita. Sono venuto a inginocchiarmi sulla cima di questa montagna per i raccolti, per la terra, per i semi, per gli attrezzi agricoli, per le strade del paese, per il quartiere dei negozi con il suo andirivieni chiassoso e frenetico. Sono venuto a inginocchiarmi sulla cima di questa montagna per il giorno e per la notte. Sono venuto a inginocchiarmi sulla cima di questa montagna perché le galline siano ancora galline, i cani siano ancora cani. Vi racconterò per filo e