Capitolo primo
Il figlio del cielo
1.Il figlio del cielo, pp. 13-16
I suoi piedi calpestavano la terra: era tornato.
Una figurina minuscola sulla piatta distesa della campagna vasta e desolata di fine autunno. Un puntolino nero che si ingrandiva a poco a poco. Gli edifici del campo di rieducazione sfidavano il cielo e la terra con eroica grandiosità. Si fermò. E cosí fu. La terra accoglieva i suoi piedi: era tornato. Nella luce dorata del crepuscolo. E cosí fu. Era un chiarore denso e grave, fatto di raggi che pesavano tre o quattro etti ciascuno, affastellati l’uno accanto all’altro come gli alberi di un bosco fitto. I piedi del Bambino danzavano nel sole calante. Il calore gli tormentava i piedi, gli opprimeva il petto e gli schiacciava la schiena. Lui gli si avventava contro, a quel calore che lo strangolava. Gli edifici del campo di rieducazione, con i loro vecchi mattoni grigi, le tegole grigie, erano avvolti nella luce antichissima della notte dei tempi; sulla distesa desolata, sfidavano il cielo e la terra con eroica grandiosità. Lui si fermò. E cosí fu. È buona la luce, con essa Dio separò il chiarore dalle tenebre. Chiamò “giorno” la luce e “notte” le tenebre. Per questo c’è la sera, e c’è il mattino. Grazie a questa separazione. Chiamò crepuscolo il breve istante che precede il calare della notte. Anch’esso è buono. Le galline salgono sui trespoli, le pecore tornano all’ovile e ai buoi viene tolto l’aratro. Gli uomini sospendono il lavoro.
Il Bambino era tornato, la terra aveva accolto i suoi piedi. L’ingresso della base era spalancato e deserto. Lui soffiò nel fischietto. Non appena il suono si sparse all’intorno, tutti accorsero, a gruppi sparsi. Dio aveva ordinato che dentro alla massa delle acque si formasse l’atmosfera e che le acque si dividessero in un sopra e in un sotto. Una volta creata l’atmosfera, separò le acque che stavano sopra da quelle che stavano sotto. E cosí fu. Chiamò cielo ciò che si trovava al di sopra dell’aria, terra ciò che si trovava al di sotto. La terra accolse gli uomini, che giunsero a gruppi sparsi.
Il Bambino disse: “Sono tornato. Vengo da lassú, dal paese. Ho dieci precetti da annunciarvi”.
Li lesse ad alta voce, erano dieci comandamenti:
1.Se vorrete riposare dovrete chiedere il permesso, non vi potrete allontanare a vostro piacimento;
2.Dovrete lavorare, evitando di sprecare il fiato in chiacchiere;
3.Dovrete coltivare la terra e sarete ricompensati per un raccolto abbondante, puniti per uno scarso raccolto;
4.Vi aiuterete l’un l’altro ma eviterete l’adulterio, che sarà punito;
5.Quando vi saranno concessi libri, penna e inchiostro, non potrete leggere o scrivere ciò che vi pare, né pensare ciò che vi pare;
6.Non alimenterete pettegolezzi né diffamerete il vostro prossimo.
Dieci leggi in tutto. Dieci comandamenti. Il decimo proibiva la fuga: Seguirete il regolamento e sarete puniti se tenterete di fuggire. Prima del calare della notte, il sole al tramonto scaldava la terra. Gli edifici del campo di rieducazione, grig