: Andrea Schiavon
: Don Milani Parole per timidi e disobbedienti
: ADD Editore
: 9788867831685
: 1
: CHF 6.20
:
: Erzählende Literatur
: Italian
: 118
: Wasserzeichen
: PC/MAC/eReader/Tablet
: ePUB
Sono passati cinquant'anni dalla pubblicazione di Lettera a una professoressa, il libro nato a Barbiana dai ragazzi di don Milani grazie a uno straordinario esercizio di scrittura collettiva; ma cos'è mutato nella scuola in questo tempo? Che cosa succede se quella Lettera viene riportata oggi sui banchi, data da leggere ai ragazzi, anziché essere relegata al mondo dei 'libri che si citano ma non si leggono'? Andrea Schiavon lo ha fatto, intrecciando il racconto della sua passione per don Milani alle scintille nate dai suoi incontri con gli studenti di alcune scuole italiane per parlare di questo prete rivoluzionario e per far dire ai ragazzi cosa cercano nella scuola di oggi. 'E se io non rientrassi in un numero che va dallo zero al dieci?' chiede uno di loro. 'Come può funzionare un sistema dove gli insegnanti non hanno voglia di insegnare e gli studenti di imparare?' domanda un altro. Nel libro si alternano i capitoli che raccontano don Milani, a quelli in cui i ragazzi dicono cosa ha significato per loro scoprire Lettera a una professoressa e cosa di attuale hanno trovato in quelle parole. Nel cinquantenario della morte di Milani e dell'uscita del suo celebre libro, Andrea Schiavon gli fa l'omaggio più vero: riportare le sue parole dove sono nate, a scuola, ridando loro una vita inattesa.

1|Postini senza lettere


Chi scrive ancora lettere? Cerco la risposta guardandomi intorno sul tram, in mezzo a facce illuminate dal bagliore dei telefoni.

In equilibrio tra una frenata e l’altra, per anni ho riempito i miei ritorni da scuola scrivendo su pezzi di carta che poi imbustavo e spedivo agli amici di penna, con cui cercavo di esercitare il mio sgrammaticato francese, e alle ragazze conosciute in estate, lontane centinaia di chilometri. Tutte frasi che adesso inviamo con un clic. Una lettera però è qualcosa di diverso. Non ha la fretta di un messaggio o di una mail, ha un’urgenza interiore.

Sarebbe divertente fare un gioco: provare a distinguere a prima vista chi scrive lettere, chi non ci pensa neppure e chi infine si ripromette di farlo e non trova mai il tempo.

Cosa si dovrebbe cercare? Una callosità sulle dita, lì dove poggia la penna? O bisogna intercettare una particolareluccicanza nello sguardo? Non so tracciare l’identikit, so però che esiste e che, in momenti diversi della nostra vita, corrisponde a ognuno di noi.

Quante cose possono stare in una lettera a me l’ha insegnato don Lorenzo Milani, un prete vissuto appena 44 anni, morto negli anni Sessanta, che ha iniziato e concluso la propria esperienza sacerdotale relegato dentro i confini della provincia di Firenze, esiliato nei monti del Mugello. Un orizzonte apparentemente ristretto, sia nel tempo sia nello spazio, che però non ne ha limitato lo sguardo, sempre rivolto al mondo e al futuro.

Del resto, una volta spedita, una lettera diventa imprevedibile e così i suoi percorsi: scrivi l’indirizzo, un timbro ne fissa la data di partenza, ma nulla le impedisce di continuare a viaggiare anche dopo essere giunta a destinazione.

Ci si sente fuori dal tempo a parlarne. Penso ai postini con la borsa a tracolla e un mondo di strade nella testa, mi sembrano una specie protetta da preservare. Lo sfasamento temporale si attenua però quando scopro che le poste italiane hanno più dipendenti di quanti ne conti l’intera Apple in tutto il mondo.

Servirebbe un postino instancabile e girovago per riconsegnare tutte le lettere di don