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LIAM
Due anni e cinque mesi fa
Lo squillo del telefono mi strappa dal sonno. Le lenzuola frusciano mentre lo cerco nel buio, quindi premo il tasto verde senza controllare, perché nessuno mi chiamerebbe a quest’ora se non per un valido motivo.
«Devi subito portare il tuo culo qui. Johanna si è svegliata dopo una forte contrazione, ma non siamo sicuri che si tratti di una vera contrazione, di gonfiore o di una Braxton Hicks. È troppo avanti con la gravidanza e non voglio rischiare.» La voce concitata di mio fratello cancella ogni residuo di stanchezza.
«Hai una laurea in medicina. Come fai a non capire la differenza?»
«Stronzo, io sono un neurologo, non un ginecologo. Per sicurezza, ho bisogno che tu venga a prendere Elyse e la porti da mamma e papà.»
Salto giù dal letto, facendo quasi cadere il telefono a terra. «Ci vediamo tra dieci minuti.»
Lukas chiude la chiamata senza salutare.
Per fortuna ho deciso di rimanere in Germania per le vacanze, visto che Johanna sta per partorire. Al pensiero del travaglio mi fanno male le palle, ma scaccio l’immagine dalla mente.
Mi preparo in fretta, sento l’adrenalina che mi scorre in corpo. In pochi minuti salgo sul mio SUV e mi dirigo verso il quartiere di Lukas. Ha pianificato tutto mesi fa per assicurarsi che fossi in città per il grande giorno e, dato che Johanna dovrebbe partorire da un momento all’altro, Lukas è in stato di massima allerta. Davvero. Già una volta ha quasi convinto Jo ad andare in ospedale per questi falsi allarmi.
Percorro il loro vialetto, parcheggio e scendo. Dalle finestre della loro casa a due piani filtra luce ovunque. Mio fratello apre la porta d’ingresso mentre mi avvicino al portico coperto, il lampadario sopra di lui lo illumina di una luce dorata. Si passa la mano tra i capelli biondi, con le rughe che si increspano vicino agli occhi azzurri e mi lancia un sorriso nervoso.
Lo abbraccio, mettendomi testa a testa con lui. «Ecco l’uomo del momento! Racconta, come ci si sente a essere in procinto di raccogliere il frutto del proprio lavoro?»
«Piacevole quanto ascoltare Johanna che mi urla di prendere tutto quello che ci serve per sicurezza. Teme che sia la volta buona.»
«Non le si sono ancora rotte le acque?»
«No, ma è meglio prevenire che curare.»
Johanna, sempre bellissima con i lunghi capelli castani e gli occhi da cerbiatta, si fa strada oltre mio fratello. Le guance arrossate si gonfiano mentre inspira ed espira profondamente, le sue labbra si increspano verso di me. «Gli uomini dovrebbero essere come i cavallucci marini, che possono rimanere incinti e partorire. Ho letto che sono padri fantastici, invece le mamme sono pigre e fannullone.»
Scuoto la testa. «Devi rilassarti. Stai diventando tutta rossa.»
Johanna non è cambiata nei dieci anni in cui la conosco, è sempre stata il tipo che si fa prendere dall’agitazione nelle situazioni di tensione. È rimasta la stessa ragazza che mi ha fatto il culo per aver consegnato la nostra relazione di laboratorio alla fine della lezione, invece che all’inizio. Mentre le altre liceali correvano dietro al mio uccello per farsi un giro in giostra, Johanna mi teneva d’occhio per assicurarsi che studiassi e passassi i test. La mia carriera di pilota l’ha sempre lasciata indifferente e non mi ha mai perdonato nulla. Devo ringraziare lei se sono riuscito a diplomarmi.
Agita un dito verso di me, con gli occhi castani che brillano. «Potrai dirmi di rilassarmi quando sarai tu a dover spingere fuori dal tuo corpo un bambino grande come un’anguria.»
Lukas mi lancia un’espressione di puro orrore. La mia vita sarebbe più felice se potessi cancellare quell’immagine, perché si dà il caso che mi piaccia l’anguria.
«Non fare quella faccia. È tutta colpa tua.» Jo punta lo sguardo su mio fratello, indicandosi la pancia con due dita.
«Non ti ho sentito lamentarti durante le prove» sorride lui.
Lei lo allontana con un cenno della mano. «Avevo dimenticato le conseguenze delle nostre azioni.»
Offro a Lukas un sorriso eloquente. «Sei tu che l’hai messa incinta appena tre mesi dopo aver avuto la prima figlia. Forse un po’ troppo territoriale?»
«Mi piace come risplende grazie alla gravidanza.» Lukas stringe Johanna a sé e le bacia dolcemente la testa. Ha sicuramente ereditato dai nostri genitori, il re e la regina delle effusioni pubbliche, la sua predilezione per le dimostrazioni d’affetto plateali.
«Spero che apprezzerai anche il pallore post gravidanza perché l’unico bagliore che otterrai tra poco sarà quello del frigorifero alle due di notte, quando darai da mangiare a Kaia» borbotta Johanna.
Da parte mia, non vedo l’ora di conoscere Kaia,l’anguria di Johanna e futuro membro della nostra pazza famiglia.
«Non è fantastica con le battute?» Lukas stringe Johanna tra le braccia prima di lasciarla andare.
Fingo di avere un conato di vomito. «Mi fate venire la nausea tutti e due.»
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