: Andrea Schiavon
: Prima di vincere Quello che ci insegna la nuova atletica italiana
: ADD Editore
: 9788867835492
: 1
: CHF 8.90
:
: Biographien, Autobiographien
: Italian
: 184
: Wasserzeichen
: PC/MAC/eReader/Tablet
: ePUB
Prima di vincere racconta il cambiamento silenzioso e potente che ha trasformato l'atletica italiana. Eppure solo pochi anni fa si faceva fatica ad arrivare sul podio e addirittura in finale nelle gare che contano. Che cosa è successo, per ribaltare la situazione in modo così evidente? Niente di clamoroso e molte cose speciali: i Giochi Olimpici di Tokyo nel 2021 hanno segnato un punto di svolta, ma la storia comincia da lontano tra campi di periferia, allenatori visionari e scelte coraggiose. Andrea Schiavon esplora la rinascita azzurra fatta di metodo ed errori, di corpi da costruire e ricostruire, di dinastie familiari e distacchi. Battocletti, Crippa, Dosso, Fabbri, Fantini, Furlani, Iapichino, Jacobs, La Torre, Osakue, Palmisano, Stano e Tamberi sono solo alcuni dei volti che attraversano queste pagine e che ci aiutano a capire l'Italia che siamo e quella che vorremmo essere.

QUESTA NOTTE MI HA APERTO GLI OCCHI


Quando ci pensi, ti rendi conto che ricostruire è più difficile che costruire: una casa o una carriera è tutto più semplice quando parti da zero. Se invece c'era un prima, hai un termine di confronto anche quando ne faresti volentieri a meno. Potrai decidere di fare tutto in modo diverso e – perché no? – persino migliore, ma dentro la tua ricostruzione ci sarà sempre la traccia, il ricordo, la memoria di quello che è stato.

Nel caso di un atleta, la ricostruzione di una carriera è un affare ancora più complicato perché spesso passa attraverso la ricostruzione del proprio corpo.

Molti anni prima di arrivare alla notte che ha cambiato la vita a Gianmarco Tamberi a farmi pensare a tutto questo è stata la storia di Károly Takács.

Takács è un tiratore. Lo è da militare dell'esercito ungherese e lo è in senso olimpico, visto che si allena al poligono con la pistola per andare ai Giochi e puntare alla medaglia d'oro. La prima volta che pensa di meritare una chance, l'Olimpiade è quella di Berlino e l'anno è il 1936, quando, ventiseienne, si vede la strada bloccata da una regola: per far parte della squadra olimpica di tiro bisogna avere il grado di ufficiale. Lui è un sergente, un sottufficiale, e così la gara di Berlino deve leggerla sui giornali.

Le regole però possono cambiare e nel 1938 nessuno mette in discussione il posto di Takács nella squadra ungherese. È a quel punto che Károly si trova di fronte a un ostacolo molto più grande di qualsiasi regola: durante un'esercitazione militare, una granata gli esplode in mano. I medici gli salvano la vita, ma non l'arto. Quello destro, quello con cui spara.

Il sogno olimpico di Takács sta lì, fatto a brandelli, dilaniato, mutilato.

Che fare? Károly pensa che gli resta comunque un'altra mano e che vale la pena provarci.

Già durante la convalescenza inizia ad allenarsi di nascosto, nel 1939 vince il titolo nazionale ed è di nuovo inserito nella formazione ungherese, con cui viaggia fino a Lucerna, in Svizzera, per prendere parte ai Mondiali e conquistare l'oro a squadre.

Sembra che la storia abbia ripreso il verso giusto, ma è la Storia che ha preso una direzione sbagliata: lo scoppio della Seconda guerra mondiale porta all'annullamento dei Giochi di Tokyo 1940 e nel 1944 l'evento più importante è lo sbarco in Normandia delle truppe alleate, non certo un'Olimpiade impossibile da disputare.

Si arriva così a Londra 1948, quando Károly Takács ha ormai trentotto anni. Troppo tardi? Non ci sono le Paralimpiadi, anche se proprio in quei giorni l'idea inizia a crescere in Inghilterra, dove parallelamente ai Giochi si svolgono i Stoke Mandeville Games, coinvolgendo i reduci di guerra in una gara di tiro con l'arco.

Takács è un'i