L’anagramma (dal gr.aná, “sopra”, egrámma, “lettera”) è la condizione per cui due (o più) parole o due (o più) altre sequenze linguistiche sono costituite dallo stesso insieme di lettere (più raramente, di suoni), disposto linearmente in ordine diverso. Avendo come oggetto uno stato di fatto, molto prima che un gioco, la storia dell’anagramma è la storia del modo in cui tale stato di fatto è stato diversamente riconosciuto, ed eventualmente denominato, e della funzione che gli è stata di volta in volta attribuita.
Il primo anagramma attestato con certezza non fu denominato in alcun modo. Si tratta della constatazione che Platone riprese dalla tradizione sapienziale, a proposito del nome di Era, formato dalle stesse lettere del nomeaér, “aria”: «Ma, forse, il legislatore, indagando i fenomeni celesti denominòEra l’aér in modo nascosto, ponendo l’inizio alla fine: lo comprenderesti, se ripetessi più volte il nome diEra» (Cratilo, 404 C). Tale osservazione viene fornita come una convincente – perché autoevidente – dimostrazione del motivo per cui Era è dea dell’Aria. È la «via dei nomi», come fu poi teorizzata dal cabalismo di Abramo Abulafia (1240-c. 1291) e praticata, anche in ambiente cristiano, da Pico della Mirandola (1463-1494), che dimostrò l’origine divina di Cristo osservando che il suo nome si ricava aggiungendo unas, la lettera che significa “essere, esistenza”, all’impronunciabile tetragramma. In questa concezione, la relazione fra nomi è una funzione della relazione fra le cose nominate: l’anagramma è visto come una forma criptica o subliminale (comunque eloquente per chi la riesca a identificare) di omonimia, una corrispondenza segreta dei nomi che testimonia di una corrispondenza segreta fra le cose.
Così come il primo anagramma non ebbe nome, il primo uso del nome anagramma ha avuto un impiego generico ditrasposizione di sillabe o anzi direinterpretazione di unità linguistiche. Il luogo è il trattato di Artemidoro sui sogni (II secolo d.C.), che descrive (sconsigliandola) la pratica dell’“anagrammare” i contenuti linguistici di un sogno. L’esempio è il sogno di Alessandro, dove unsatiro (satyros) può stare per l’enunciato predittivosa Tyros, «la città di Tiro sarà tua». Il termineanagramma qui indica con tutta evidenza una generica manipolazione delle lettere del nome, che ritornano in forma non disordinata ma con una semplice differenza di scansione.
A entrambi i casi è comune una considerazione del linguaggio di tipo analitico e atomistico: la parola è un dato che è possibile scomporre, e le componenti (in sé non associate a significato) che così si ottengono hanno rilevanza per la sua interpretazione.
La noz