: Rosanna Cavallini
: Le Maestre Piccole storie scolastiche d'altri tempi
: Athesia-Tappeiner Verlag
: 9788868398064
: 1
: CHF 11.50
:
: Romanhafte Biographien
: Italian
: 192
: Wasserzeichen
: PC/MAC/eReader/Tablet
: ePUB
I primi anni di scuola, per tutti, hanno rappresentato l'inizio dell'impegno. Come dimenticare il peso delle costrizioni? Seduti al posto per obbedienza nei nostri banchi di legno, ci sentivamo i forzati ai remi delle galee, condannati ad affrontare la burrasca delle nostre insicurezze. Le maestre erano strane creature un po' misteriose. Nel nostro sentire infantile sostituivano la mamma a tempo determinato e questo bastava, a loro non era riservato altro interesse. Al contrario, con il sentire da adulti, aperto il cantonale lì nell'angolo dei ricordi, queste prime insegnanti si affacciano spesso alla memoria. Di loro proponiamo alcune storie. Sono tracce di vita di maestre trentine. Iniziano nel periodo della furia bellica del primo conflitto mondiale, per approdare ai tempi recenti. Un percorso nei precetti del 'giusto insegnare' attraverso i fatti storici del nostro territorio. Uno sguardo rispettoso, ammirato, appena sfiorato da un sospetto di ironia.

Rosanna Cavallini nasce a Riva del Garda. Diplomata all'Istituto Statale d'Arte di Trento e al Magistero Artistico di Venezia. Dal 1991 collabora con il Museo Degli Usi e Costumi della Gente Trentina per il quale progetta l'allestimento di alcune sezioni espositive. Nel 1997 riceve il titolo di Conservatrice Onoraria del Museo. Nel 2008 a Olle di Borgo Valsugana inaugura Casa Andriollo, spazio dedicato ai 'Saperi femminili'.

LEZIONI DI MONELLERIE


Ai miei tempi la scuola non si frequentava solamente per apprendere le regole dell’educazione. Noi bambine subivamo spesso i dispetti dei maschi, erano le prime lezioni di vita in comune con loro, un misto di ammiccamento e frustrazione. Spesso la maschiezza dei compagni di scuola insegnava a noi femmine le regole della diseducazione.

Le occasioni d’incontro tra maschi e femmine erano ridotte al minimo. Ad esempio nella mia scuola elementare le aule erano separate e persino l’uscita alla fine delle lezioni avveniva da portoni diversi. Questo ovviamente aumentava la reciproca curiosità. Il primo incontro ufficiale tra maschi e femmine avveniva nell’ampio piazzale centrale delle scuole Crispi il giorno dell’inaugurazione dell’anno scolastico. Gli scolari maschi erano allineati sul lato a sinistra, le scolare femmine sul lato a destra. Ci separava solamente il vuoto del corridoio centrale sul quale vigilava con attenzione qualche bidello, responsabile di mantenere la separazione.

Mi avevano insegnato che non era educato fissare a lungo le persone, era un gesto sfacciato e indiscreto da evitare. Quel primo giorno avevo trovavo soluzione alla mia curiosità sbirciando furtivamente verso le file maschili. In quello spazioso cortile la mia attenzione si era focalizzata su due figurine di scolaretti. Ero attratta dalla loro immobilità che, tra l’inquietudine dei compagni intorno a loro, risaltava anomala. Li osservavo di sottecchi e li ammiravo mentre compresi e seri ascoltavano il discorso inaugurale. Indossavano vestiti ordinati, i pantaloncini corti scoprivano le gambette diritte e, guarda caso, calzavano ai piedi sandaletti uguali ai miei, quelli con il laccetto. Uno dei due aveva i capelli scuri il visetto pallido e in contrasto la bocca spiccava di un sorprendente colore rosso ciliegia, il mio frutto preferito. L’estetica a quell’età è sempre legata al cibo. Da adulta, dopo anni di lontananza, al mio ritorno a Trento avrei riconosciuto quei lineamenti nelle figure di due noti professionisti cittadini.

All’uscita da scuola chi osava avvicinare con una certa impudenza noi bambine erano “quelli delle Androne”, ragazzini che secondo la voce popolare andavano evitati perché peri