2. E COSÌ
Dopo poche settimane dall’inizio della nostra relazione, quel mio assegno ti aveva aiutato a pagare alcuni mesi di affitto arretrato. Non mi era ben chiaro perché tu ti trovassi in un periodo di difficoltà: un bravo professionista, un lavoro prestigioso. Non capivo. Ma avevo preso per buona la tua parola: un investimento sbagliato in passato, dei debiti che adesso stavi poco per volta ripianando ti avevano creato qualche problema di liquidità, mi avevi detto. Ero orgogliosa di poterti venire in soccorso. Mi sono sentita così pienamente adulta, così… risolutiva. Sì, risolutiva. Messa sulla tua strada per un disegno preciso del destino: avrei contribuito alla tua rinascita.
Hai accettato la mia offerta con semplicità, come qualcosa di intimo e normale. Una prima messa in condivisione delle sorti. Meno di un anno dopo, ti sei trasferito da me. Ero felice.
Così mi apparivi: un uomo sensibile, forse poco pragmatico, ma onesto e volenteroso; un essere mite che, per ignote ragioni, il fato avverso aveva smarrito tra le pieghe della vita adulta. Un’anima delicata, gettata in pasto a un mondo troppo aggressivo, troppo competitivo e che ora, finalmente, grazie alla mia piccola luce, poteva ritrovare la giusta direzione. Come i sassolini di un perduto Pollicino. Nell’incanto dei primi tempi, leggevo il nostro incontro come un luminoso segnale, in grado di raddrizzare qualcosa che i rovesci di fortuna avevano stortato. In cambio: un amore gentile. Protettivo. Stabile.
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Spesso crediamo che l’amore nasca da sé, e che mantenga la forma che gli abbiamo dato; che non occorra fare nulla per imparare l’amore: imparare a comprenderlo, a maneggiarlo, a donarlo e riceverlo. A temerne le contraddizioni, anche. A non ascoltarlo attraverso il filtro dei bisogni. Beata ingenuità.
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Giovane, entusiasta e molto sprovveduta. Venivo da una famiglia senza misteri, dove la gestione economica era materia condivisa, i beni comuni, nel rispetto della proprietà di ciascuno, e amministrati in concordia. Fattore difficile da disinnescare, l’abitudine. Non avevo