: Alessandra Limetti
: A perdere Un gioco senza amore
: Athesia-Tappeiner Verlag
: 9788868397647
: 1
: CHF 11.50
:
: Gegenwartsliteratur (ab 1945)
: Italian
: 144
: DRM
: PC/MAC/eReader/Tablet
: ePUB
'A perdere' prende spunto da storie vere, tessute insieme a far luce su un problema molto più diffuso di quanto si pensi: il gioco d'azzardo patologico, con tutti i suoi correlati di violenza psicologica ed economica. È una storia come tante. Purtroppo. La storia di una coppia, di una famiglia, distrutta dal gioco d'azzardo patologico. Una dipendenza che annienta tutto ciò che trova sul suo cammino, a cui va tolta l'allure romanticamente decadente a cui la letteratura dei secoli passati ci ha reso avvezzi. Una spirale deforme e malata, che ricade con tutto il suo peso sulle spalle dei familiari del giocatore. Spesso, le spalle delle donne. La storia di una violenza e di un disamore. E, forse, di una rinascita.

ALESSANDRA LIMETTI Milanese ma altoatesina d'adozione, attrice e vocologa, laureata in filosofia e con diverse specializzazioni accademiche nell'ambito della vocalità, si occupa di tutto ciò che concerne la voce parlata e i suoi utilizzi artistici e professionali. Oltre al teatro, lavora con centri di formazione, studi di registrazione, radio e centri di doppiaggio ed è specializzata in vocal training per professionisti. Giornalista pubblicista e autrice, ha all'attivo diverse pubblicazioni e collabora col quotidiano Alto Adige e con alcune riviste di cultura e di critica teatrale.

2. E COSÌ


Dopo poche settimane dall’inizio della nostra relazione, quel mio assegno ti aveva aiutato a pagare alcuni mesi di affitto arretrato. Non mi era ben chiaro perché tu ti trovassi in un periodo di difficoltà: un bravo professionista, un lavoro prestigioso. Non capivo. Ma avevo preso per buona la tua parola: un investimento sbagliato in passato, dei debiti che adesso stavi poco per volta ripianando ti avevano creato qualche problema di liquidità, mi avevi detto. Ero orgogliosa di poterti venire in soccorso. Mi sono sentita così pienamente adulta, così… risolutiva. Sì, risolutiva. Messa sulla tua strada per un disegno preciso del destino: avrei contribuito alla tua rinascita.

Hai accettato la mia offerta con semplicità, come qualcosa di intimo e normale. Una prima messa in condivisione delle sorti. Meno di un anno dopo, ti sei trasferito da me. Ero felice.

Così mi apparivi: un uomo sensibile, forse poco pragmatico, ma onesto e volenteroso; un essere mite che, per ignote ragioni, il fato avverso aveva smarrito tra le pieghe della vita adulta. Un’anima delicata, gettata in pasto a un mondo troppo aggressivo, troppo competitivo e che ora, finalmente, grazie alla mia piccola luce, poteva ritrovare la giusta direzione. Come i sassolini di un perduto Pollicino. Nell’incanto dei primi tempi, leggevo il nostro incontro come un luminoso segnale, in grado di raddrizzare qualcosa che i rovesci di fortuna avevano stortato. In cambio: un amore gentile. Protettivo. Stabile.

* * *

Spesso crediamo che l’amore nasca da sé, e che mantenga la forma che gli abbiamo dato; che non occorra fare nulla per imparare l’amore: imparare a comprenderlo, a maneggiarlo, a donarlo e riceverlo. A temerne le contraddizioni, anche. A non ascoltarlo attraverso il filtro dei bisogni. Beata ingenuità.

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Giovane, entusiasta e molto sprovveduta. Venivo da una famiglia senza misteri, dove la gestione economica era materia condivisa, i beni comuni, nel rispetto della proprietà di ciascuno, e amministrati in concordia. Fattore difficile da disinnescare, l’abitudine. Non avevo