: Michela Murgia, Nicolas Ehler
: Hausbesuch. Francoforte - Marsiglia sola andata (Frankfurt - Marseille One Way / Fráncfort - Marsella sólo ida / Francfort - Marseille, aller simple / Enkele reis Frankfurt - Marseille / Frankfurt - Marselha só ida)
: Frohmann Verlag
: 9783947047192
: 1
: CHF 2.70
:
: Europa
: Dutch
: 158
: kein Kopierschutz
: PC/MAC/eReader/Tablet
: ePUB
Über sieben Monate hinweg brachte das vom Goethe-Institut initiierte Projekt zehn bekannte Autorinnen und Autoren aus den Ländern Portugal, Spanien, Frankreich, Luxemburg, Belgien, Italien und Deutschland mit Privatleuten ins Gespräch. So sind zehn literarische Miniaturen entstanden: Michela Murgia singt in Frankfurt mit ihren Landsleuten und erlebt in Marseille die Auswirkungen eines deutsch-französischen Halbfinales der Fußball-Europameisterschaft. A lo largo de siete meses, el proyecto impulsado por el Goethe-Institut ha invitado a diez escritores reconocidos de Portugal, España, Francia, Luxemburgo, Bélgica, Italia y Alemania a encontrarse con ciudadanos de estos países. El resultado fueron diez miniaturas literarias: Michela Murgia cantó en Frankfurt con gente de su país y vivió en Marsella las repercusiones de la semifinal de la Eurocopa entre Francia y Alemania. Pendant plus de sept mois, ce projet du Goethe-Institut a mis en contact dix écrivains connus, de sept pays différents (Allemagne, Belgique, Espagne, France, Italie, Luxembourg, Portugal) avec des personnes, dans l'intimité de leur foyer. Il revenait ensuite aux écrivains de raconter par l'écriture les expériences qu'ils avaient vécues. C'est ainsi que dix miniatures littéraires ont vu le jour : A Francfort, Michela Murgia chante avec ses compatriotes. A Marseille, elle découvre certains aspects de la demi-finale de l'Euro 2016 de football entre l'Allemagne et la France. Per sette mesi, il progetto avviato dal Goethe-Institut ha permesso a dieci autrici e autori noti - provenienti dal Portogallo, dalla Spagna, dalla Francia, dal Lussemburgo, dal Belgio, dall'Italia e dalla Germania - di incontrare e parlare con molti privati cittadini. Così si sono delineate dieci miniature letterarie: Michela Murgia ha cantato insieme ai suoi connazionali a Francoforte mentre a Marsiglia ha vissuto da vicino le ripercussioni di una semifinale fra la Germania e la Francia nell'ambito dei Campionati Europei di calcio. Dit project, een initiatief van het Goethe-Institut, bracht over een periode van zeven maanden tien bekende schrijfsters en schrijvers uit Portugal, Spanje, Frankrijk, Luxemburg, België, Italië en Duitsland met mensen in gesprek. Op die manier ontstonden tien literaire miniaturen: Michela Murgia zingt in Frankfurt samen met haar landgenoten en ervaart in Marseille de impact van een Duits-Franse halve finale in het EK voetbal. Durante sete meses, o projecto da iniciativa do Goethe-Institut levou dez autoras e autores conhecidos, vindos de Portugal, Espanha, França, Luxemburgo, Bélgica, Itália e Alemanha, para encontros com pessoas comuns. Surgiram assim dez miniaturas literárias: Michela Murgia canta com os seus compatriotas em Frankfurt e vive em Marselha os efeitos de uma meia-final entre Alemanha e França no Campeonato Europeu de Futebol.

Michela Murgia
Francoforte – Marsiglia sola andata


Erano almeno vent’anni che non mi imbucavo a una festa in casa di sconosciuti, per di più senza nemmeno essere sicura di riuscire a farmi capire in qualche lingua. A differenza di quando ero più giovane, invece di intimidirmi e farmi sentire inadeguata, questa condizione mi esaltava come un appuntamento al buio ottenuto dopo mesi di solitudine. Ho accettato l’invito del Goethe-Institut a partecipare al progettoOspiti a casa per andare in paesi d’altri, in case altrui, muovermi a tentoni in atmosfere insolite e affidarmi a sensi sociali di solito riservati a contesti familiari: l’intuito, la fiducia, la sfida. Mi piaceva l’idea delle case private, luoghi fortemente personali che mi avrebbero sottratto alla freddezza degli spazi istituzionali dove solitamente gli scrittori fanno gli incontri. Dopo tanti anni di letture pubbliche mi annoiano facilmente le liturgie dei ruoli predefiniti, perché prevedono una mistificazione già a monte: un microfono in mano trasforma una conversazione in un comizio, le persone che hai davanti diventano subito un pubblico e l’atto stesso della lettura pubblica li porta a presumere in te un’autorevolezza che certamente favorisce il loro ascolto, ma impedisce la reciprocità di uno scambio. Desideravo rompere questo codice formale ed entrare in contatto con persone di cui avrei saputo il nome, con le quali avrei mangiato e sul cui divano mi sarei seduta per scambiare parole che potevano sì riguardare anche i miei libri, ma francamente speravo di no.

 

Ho scelto io le località – il progetto intelligentemente permetteva di farlo – ma non ho puntato a caso il dito sulla cartina. Francoforte è entrata nel mio itinerario di viaggio perché, nonostante sia venuta ripetutamente in Germania per presentare le traduzioni dei miei libri negli anni scorsi, questa città non era mai stata una meta, ma solo un punto di transito dove prendevo le coincidenza dei treni. Paradossalmente era forse il posto della Germania da cui ero passata più spesso, ma senza averne alcun ricordo particolare: ho pensato fosse il momento di riscattarla da questo ingiusto anonimato. Marsiglia è stata invece una scelta di contraddizione: essendo una meta tradizionale degli italiani in Francia, sapevo dai loro racconti che era la città meno stereotipatamente francese che mi poteva capitare di vedere ed era proprio questo ad attrarmi. Volevo il vantaggio della lingua francese, che tra le europee è quella che parlo meglio, ma desideravo anche visitare unlimen, un posto dove tutto il Mediterraneo si fosse dato appuntamento nei secoli, non sempre con intenzioni amichevoli, dando forma a una vera terra di confine. Ho scelto quindi due luoghi che per me rappresentavano in un certo senso delle anti-mete: il non-luogo Francoforte e il multi-luogo Marsiglia, che nella mia immaginazione stavano agli antipodi l’una rispetto all’altra. Il Goethe-Institut era il portale magico che mi avrebbe permesso di colmare la distanza tra questi due mondi passando dalla porta di quattro abitazioni private, nelle quali, contro tutte le previsioni, ogni esperienza di relazione è stata unica e neppure somigliante alle altre.

 

Francoforte si è rivelata ovviamente tutt’altro che un non-luogo, ma una città moderna che si è rialzata dalla distruzione della guerra dapprima intestandosi il titolo di capitale degli scambi bancari, poi indirizzando sempre più risorse verso la costruzione di un’identità culturale contemporanea, con decine di musei e una gradevole riqualificazione urbanistica. Durante una passeggiata solitaria ho assistito a una discussione appassionante su un tema che in Italia non sarebbe mai stato possibile affrontare: quali criteri architettonici adottare per la costruzione nei pressi della cattedrale, cioè nel cuore del centro storico medievale, di un edificio moderno. In Italia il principio di conservazione è così pacifico che chiunque pensasse di metterlo in discussione passerebbe per un distruttore del carattere autentico del patrimonio culturale del paese. I centri storici vengono restaurati da sempre ripristinando il loro aspetto medievale o rinascimentale e anche quando capita che il terremoto li devasti, rendendo imprescindibile il loro ripensamento, la sola idea di cambiarne l’aspetto con qualcosa di più attuale è così dolorosa che non di rado gli abitanti preferiscono andar via tutti e ricostruire altrove da capo. La Germania parte evidentemente da un bisogno diverso; se è infatti vero che la devastazione della guerra ha abbattuto molta della bellezza urbana precedente, è altrettanto vero che ha involontariamente creato anche unatabula rasa dove gli abitanti della città hanno dovuto decidereex novo che storia del futuro scrivere con i mattoni: ri-erigere le vestigia passate o considerare quel terribile vuoto come una chance per darsi un volto nuovo, contemporaneo e senza strascichi? La soluzione trovata da Francoforte mi ha affascinato per la sua squisita natura compromissoria: accanto alla cattedrale è stato fatto sorgere infatti un edificio che ha un materiale di costruzione rossiccio identico ai mattoni antichi, che rispetta la forma a cuspide delle strutture tradizionali, ma che è visibilmente un palazzo moderno, con ogni tecnologia a disposizione e una discretaallure borghese. A volerlo considerare una metafora, quell’esercizio di pragmatismo urbanistico tra passato e futuro mi aveva dato già una mezza idea dello spirito della città che avevo scelto.

 

Quando sono entrata a casa di Gisela Bonz tuttavia non sapevo che cosa aspettarmi, tantomeno cosa i miei osp