: Charles Dickens
: La piccola Dorrit
: Booklassic
: 9789635265046
: 1
: CHF 0.10
:
: Erzählende Literatur
: Italian
: 699
: kein Kopierschutz
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: ePUB

L'opera fu scritta tra il 1855 e il giugno 1857 e pubblicato in fascicoli mensili (come quasi tutte le opere dell'autore) dal 1o dicembre 1855 al 1857. Esso e diviso in due libri: Poverta, in cui si parla delle misere condizioni della famiglia Dorrit, la cui madre e morta e il padre e in carcere per debiti, e della bonta della piccola Amy; si introducono inoltre vari personaggi, fra i quali alcuni dei principali sono Arthur Clennam e l'energico e attivo Mr. Pancks, grazie all'aiuto del quale la famiglia Dorrit esce di prigione e diventa ricca, e Ricchezza, in cui spicca il racconto della famiglia Dorrit e della sua elevata condizione economica.

CAPITOLO II. COMPAGNI DI VIAGGIO.


— A quanto pare, non hanno più urlato come ieri, laggiù: non è vero, signore?

— Non ho udito nulla.

— Allora state pur certo che non hanno aperto bocca. Quando cotesta gente urla, non c'è caso che non si faccia sentire da mezzo mondo.

— Credo che non siano i soli a far così.

— Ah, va bene! ma il guaio è che cotesti disperati urlano sempre. Non sarebbero felici altrimenti.

— Parlate dei Marsigliesi?

— Parlo dei Francesi. Non si stancano mai. In quanto a Marsiglia, si sa bene che cosa è Marsiglia. Ha mandato pel mondo la canzone più rivoluzionaria che sia mai stata composta. Marsiglia non potrebbe esistere senza i suoiallons emarchons a una cosa o ad un'altra… . vittoria, morte, confusione, incendio, quel che sia.

L'oratore che, a dispetto delle parole, serbava in volto una curiosa espressione di buon umore, guardò di sopra al parapetto a Marsiglia con una occhiata di supremo disprezzo; poi, pigliando un atteggiamento risoluto col cacciarsi le mani in tasca, fece suonare il suo danaro in segno di sfida, e dopo una risatina volse questo apostrofe alla città:

— Bravo sì!allons emarchons! Fareste tanto meglio, mi pare, a fare andare e marciare i galantuomini ai fatti loro, invece di chiuderli in quarantena!

— È un po' seccante, — disse l'altro. — Ma finalmente oggi stesso ne saremo fuori.

— Ne saremo fuori! bravissimo! Ma questa anzi è una circostanza aggravante della enormità che ci hanno commesso. Avete un bel dire, fuori! ma perchè mai ci hanno messo dentro, domando io?

— Per poca cosa, a dire il vero. Ma siccome noi arriviamo dall'Oriente, e l'Oriente è il paese della peste… .

— La peste! — ripetè l'altro. — Appunto di questo mi lamento io. Da che ho messo piede qui, ho la peste addosso. Sono come un uomo sano di cervello, che sia stato chiuso in una casa di matti: il solo sospetto mi fa paura. Sono entrato qui con la miglior salute del mondo; ma, capite, sospettare che io abbia la peste, significa lo stesso che darmi la peste. E l'ho avuta in effetti, e l'ho tuttavia!

— Del resto, la sopportate assai bene, signor Meagles, — disse sorridendo il compagno.

— V'ingannate. Se sapeste il vero stato della cosa, non parlereste così. Figuratevi che io ho vegliato le notti intiere, dicendo ad ogni poco: eccola, adesso l'ho presa: eccola che si va sviluppando: eccomi conciato per le feste: ecco che tutti cotesti birboni citano il caso mio in appoggio delle loro precauzioni. Vi giuro che avrei preferito assai più di essere infilzato e inchiodato sopra una carta in una collezione di scarafaggi, anzi che menare la vitaccia che ho menato qui dentro.

— Via, signor Meagles, non se ne parli p