: Bruno Zanzottera, Silvana Olivo, Francesca Guazzo, Stefano Pesarelli
: Tanzania dal Kilimanjaro a Zanzibar, dove l'Africa incontra l'Oriente
: Polaris
: 9788860591418
: 1
: CHF 6.20
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: Afrika
: Italian
: 350
: Wasserzeichen
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Molte caratteristiche rendono speciale la Tanzania sia dal punto di vista naturalistico sia da quelli antropologico e storico. Flora e fauna sono estremamente varie grazie alla conformazione del territorio: qui si trovano i grandi laghi africani, ma anche la montagna più alta del continente (il Kilimanjaro) e un lungo tratto di costa bagnata dall'Oceano Indiano, che ha fatto del paese un crogiuolo di razze e antiche civiltà. Qui la Great Rift Valley, culla dell'evoluzione umana, esprime alcuni tra i suoi paesaggi più spettacolari, mentre la natura, con i suoi diversi ecosistemi, è ben rappresentata in 14 parchi nazionali e numerose riserve, per un totale di territorio protetto pari al 25%. La storia coloniale e precoloniale di questa parte d'Africa, dove si forgiarono antiche vie commerciali battute da Arabi e da Portoghesi, ha conosciuto il crudele commercio degli schiavi ed è attraversata dalle imprese di famosi esploratori europei. La Tanzania è una terra affascinante come i sapori e gli odori dei suoi mercati delle spezie e come i colori dei suoi alberi in fiore, delle sue colline e degli ornamenti dei suoi popoli. Questa guida, suddividendo la descrizione del paese in quattro macro aree (circuito settentrionale, circuito meridionale, entroterra occidentale, costa Swahili e isole) vuole essere un invito a condividerne la continua riscoperta. Le Polaris sono guide per viaggiare e, soprattutto, per conoscere. Poco spazio alle informazioni pratiche, facilmente recuperabili in internet, ma ricche descrizioni del territorio, della cultura, delle popolazioni e degli itinerari, integrate con esperienze dell'autore, curiosità e approfondimenti.

1.1 Storia


Le popolazioni originarie


Sono stati fondamentali per l’archeologia e lo studio della storia dell’umanità i ritrovamenti di fossili di Australopitechi, in particolare nella Gola di Olduvai nella regione di Ngorongoro (ad opera dei coniugi Leakey), e di altri ominidi a Laetoli, risalenti a circa due milioni di anni fa. Questi ultimi, con quelli rinvenuti in altri paesi (Kenya, Ciad e Sudafrica), testimoniano l’esistenza di ominidi antenati dell’Homo sapiens distinti rispetto all’Australopiteco.

La regione del Tanganyika è stata a lungo abitata da popolazioni di cacciatori-raccoglitori che usavano una lingua caratterizzata da schiocchi e suoni simili a quelli tipici delle popolazioni Khoisan che tuttora vivono in Africa meridionale. Restano oggi due tribù con queste caratteristiche, i Sandawe e, soprattutto, gli Hadzabe (o Hadza), nelle aree centrali del paese. Tali gruppi furono scacciati nei secoli da popoli - pastori e agricoltori - di ceppo bantu migrati da occidente e da popolazioni nilotiche provenienti da nord.

Le antiche vie commerciali, i portoghesi e gli omaniti


Sin dall’epoca dei Sumeri e dei Fenici sono databili le forti influenze asiatiche e mediorientali che hanno forgiato le regioni costiere della regione denominata Tanganyika (l’attuale Tanzania), allorché pescatori e commercianti si spingevano fino alle coste del Mozambico. Anche Assiri, Greci e Romani hanno lasciato testimonianze materiali della loro presenza o dei loro contatti commerciali, diretti o indiretti, su queste coste. Gli Yemeniti dell’allora regno di Saba utilizzavano regolarmente Zanzibar come base di scambio con gli Africani, che fornivano loro avorio, oro, pelli, cera. A partire dall’VIII secolo, commercianti arabi e persiani (i Shirazi, insediatisi a Kilwa e Zanzibar, dal nome da loro dato all’isola, Zang-i-Bar, ‘mare dei neri’), ma anche Indiani e Indonesiani, giunti con il favore dei venti monsonici, vi si stabilirono in modo permanente, mentre all’interno si andavano insediando i Bantu. Questi ultimi erano portatori di culti animisti, mentre sulla costa si diffondeva l’islamismo.

Il viaggiatore marocchino Ibn Batouta aveva già fatto scalo a Kilwa nel 1331. Diretto in India per aprire le rotte commerciali dell’allora potente impero portoghese, il navigatore Vasco da Gama fece scalo sulla costa del Tanganyika nel 1498. Poco dopo i Portoghesi stabilirono basi permanenti a Kilwa, dopo averla saccheggiata (1505-1506), e in altre città a sud di Mogadiscio che, con il loro arrivo, cominciarono a cadere in rovina.

I Cinesi, nello stesso secolo, si spingevano sin qui con una flotta comandata da Zheng Le. Le antichissime rotte tra Africa, Mediterraneo e Asia, hanno fatto del Tanganyika una zona fondamentale di contatto tra le civiltà e del commercio delle risorse provenienti dall’interno del continente africano. Da tutto ciò è scaturito nei secoli l’idioma kiswahili, una vera e propria lingua franca che incorpora termini arabi (per almeno un terzo), africani e più tardi anche inglesi.

A più riprese, nel 1622 e per un secolo, gli Arabi omaniti (già presenti a Pemba dall’inizio del ‘600), insieme agli abitanti indigeni, allontanarono i Portoghesi dalla costa e dai suoi maggiori porti (Tanga e Bagamoyo, che significa ‘getta via il tuo cuore’, forse perché vi si imbarcavano gli schiavi), affermandosi come i nuovi detentori del controllo dei commerci, in particolare a Zanzibar. Intanto, per le vaste piantagioni bisognose di manovalanza create dai Portoghesi nelle isole dell’oceano Indiano, nei Caraibi e in Brasile, era sempre più conveniente l’importazione di schiavi dall’Africa, forniti dagli Arabi che spesso li usavano per trasportare fino alla costa avorio e altri prodotti. Quartier generale di questa attività divenne sempre più Zanzibar dove si rafforzò il sultanato di Oman-Zanzibar, che nel 1856 divenne sultanato di Zanzibar (comprendente l’isola di Pemba e la città di Kilwa), staccatosi dalla ‘madrepatria’ in Oman, che aveva per capitale Muscat. L’Oman era stato reso particolarmente potente nella prima parte dell‘800 dal sultano Seyyi