: Massimo Cufino
: Islanda terra, acqua, aria, fuoco
: Polaris
: 9788860591289
: 1
: CHF 6.20
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: Europa
: Italian
: 315
: Wasserzeichen
: PC/MAC/eReader/Tablet
: ePUB
Quando si pensa all'Islanda si immagina un luogo situato in cima al mondo, un'isola che vive per conto proprio, dove l'uomo è quasi assente e la Natura si è divertita a sfogare le sue energie come meglio non avrebbe potuto. La mente disegna immagini con immense masse di ghiaccio bianco e vulcani che sputano fiamme e cenere, rosse e scure; la memoria scava tra i racconti ascoltati e rievoca cascate imponenti; gli occhi ritornano a proiezioni di documentari con protagonisti migliaia e migliaia di uccelli che si dividono scogliere perpendicolari. Ma una volta che si raggiunge l'isola ci si accorge che ... è esattamente così! L'Islanda è una terra lontana solo poche ore di volo dalla caotica Europa, ma ancora selvaggia. Il perimetro dell'isola propone un susseguirsi di panorami incantevoli e indimenticabili: i maestosi ghiacciai Mýrdalsjökull e Vatnajökull; le innumerevoli cascate, dall'imponente Dettifoss all'elegante Seljalandfoss; spiagge nere, lunghe e deserte che si alternano a fiordi stretti e profondi; campi di lava a perdita d'occhio come quello del Krafla, dove si cammina tra rocce nere da cui fuoriesce vapore incessantemente; le bizzarre forme del lago Mývatn; le lande desolate e selvagge della penisola di Hornstrandir; l'irregolarità dei remoti fiordi occidentali con le colonie di uccelli marini più numerose del mondo; l'inquietante mole del Snaefellsjökull e, infine, l'atmosfera informale di Reykjavík. Ma la sorpresa maggiore è, forse, rappresentata dall'entroterra, un altopiano aspro e inospitale ma ugualmente ricco di fascino. Chi ama la natura e chi cerca un luogo dove disintossicarsi dalle città e rilassare la mente non può scegliere un posto migliore.

Massimo Cufino è nato, vive e lavora in grandi città, e forse proprio per questo motivo è attratto dalla natura selvaggia e dagli spazi sconfinati, un richiamo che influenza molte sue scelte. Nei periodi di tempo che gli impegni professionali gli concedono si concentra sui viaggi, che lo hanno portato ad attraversare Europa, Africa, Americhe e Asia, in solitaria, in compagnia di amici e come accompagnatore di gruppi. Dopo aver collaborato con una rivista di viaggi come autore di reportage, si è dedicato prima alla scrittura di guide turistiche e poi alla loro realizzazione come prodotti elettronici, diventando il responsabile dell'editoria digitale della Polaris.

1.4 Gli islandesi


In una terra così particolare come l’Islanda, la popolazione non può che essere speciale. Gli islandesi sono stati forgiati dalla loro terra e, quindi, possono apparire un po’ grezzi e freddi, a volte anche indifferenti, ma sempre determinati e inarrestabili. Conoscendoli meglio, poi, emergono aspetti decisamente più apprezzati come la sensibilità, la gentilezza, la lealtà e il calore. Appena un secolo fa o poco più, la popolazione viveva sparsa nell’isola, abitava in capanni ricoperti d’erba e pescava solo per il sostentamento familiare; l’analfabetismo era comune e l’industria e l’urbanizzazione erano parole del tutto sconosciute. Dimostrando doti non comuni nell’apprendimento e nello sviluppo, gli islandesi sono diventati ben istruiti e hanno raggiunto un livello di vita tra i più alti del mondo, e anche l’industriaè diventata competitiva, soprattutto nei campi della ricerca genetica, dell’ingegneria energetica e della pesca. A differenza di tante altre popolazioni, gli islandesi sono molto omogenei tra loro condividendo la stessa cultura e lingua, anche se una logica differenza la si nota tra i residenti nell’area della capitale e chi vive nel resto del paese, in quanto la vita sociale dei primi non può assolutamente essere paragonata a quelle dei secondi. Ristoranti, bar, gallerie, cinema, teatri e concerti sono quasi del tutto assenti nel paese, ma comuni a Reykjavík, che sta diventando una destinazione ricercata non solo in estate ma anche in inverno. Secondo alcuni studi scientifici, il popolo islandeseè tra i più felici, vive in quella cheè stata spesso indicata come la nazione più pacifica e siè ripetutamente classificato nelle posizioni più alte negli studi che misurano l’uguaglianza di genere e le libertà politiche: nel 1980 l’Islandaè stata la prima nazione al mondo a nominare una donna come Presidente e un gay dichiarato come Primo ministro. In conclusione, si può affermare che gli islandesi rappresentano un popolo di lavoratori che vive in mezzo a Europa e America, ha imparato a essere autosufficiente anche se desideroso del contatto con l’esterno e orgoglioso di vivere in una cartolina.

Le origini


I documenti sostengono che i primi a giungere in Islanda nel IX secolo furono tribù norvegesi con il loro seguito di schiavi celtici raccolti in Irlanda e Scozia durante la traversata, anche se probabilmente l’isola fu raggiunta già nei secoli precedenti da monaci irlandesi in cerca di solitudine per pregare e meditare. Lo scopritore ufficiale dell’Islanda fu il navigatore vichingo Naddoður, che perse la rotta durante il viaggio dalla Norvegia alle isole FærØer nell‘850 approdando nella costa orientale, da lui battezzata Snæland, Snowland, terra della neve. Garðar, un altro vichingo questa volta di origine svedese, vi giunse fortuitamente e la circumnavigò confermando trattarsi di un’isola, che chiamò con poca fantasia Garðarshólmi, isola di Garðar. Il nome attuale, che significa terra dei ghiacci, fu attribuito poco più tardi da HrafnaFlóki, il primo scandinavo a partire avendo come meta finale proprio l’isola. Il primo a stabilirsi definitivamente, infine, fu il norvegese Ingólfur Arnarson, che vi sbarcò con famiglia, schiavi e bestiame e battezzò la baia di approdo Reykjavik, baia fumosa.

La lingua


Durante l’era vichinga il norreno, la lingua della Germania settentrionale, era parlato dagli scandinavi nei loro territori e insediamenti vari, ma nei secoli successivi si modificò in modo differente nelle varie regioni semplificando la grammatica e mutando alcuni accenti, anche se in Islanda rimase quasi invariato, tanto che i giovani islandesi leggono tuttora le saghe del decimo secolo in versione originale. L’amore per la propria lingua e, quindi, per le proprie origini fu evidente anche nel diciottesimo secolo, quando l’Islanda fu minacciata dall’influenza danese e alcuni islandesi fondarono un movimento per preservare la purezza della lingua. Una specifica commissione accademica studia ancora oggi i neologismi, compresi quelli legati alla tecnologia, per non inquinare la lingua con termini troppo moderni: così, telefono si dice sími prendendo spunto da un antico termine che significava‘filo’, e tölvaè stato studiato per identificare il computer dall’unione delle parole tala e völva, rispettivamente numero e sibilla (donna che profetizza).

Oggi l’alfabeto islandese coincide con quello inglese con poche eccezioni:

- ci sono 4 lettere in più:ð simile al‘th’ inglese di‘them’,þ come il‘th’ di‘thirsty’,æ come‘i’ in‘like’ eö simile a‘u’ in‘fur’;

- c, q, w e z sono usate raramente;

- ad eccezione diæ eö, le altre vocali possono apparire con o senza accento; a,á, e,é, i,í, o,ó, u,ú, y eý.

La trasformazione


Oggiè difficile da immaginare, ma al termine della Seconda Guerra Mondiale l’Islanda figurava tra i paesi più poveri al mondo e gli islandesi erano considerati abitanti di una terra ancora in pieno Medio Evo. Proprio in quegli anni, però, le ingenti riserve economiche accumulate durante la presenza di militari statunitensi e inglesi nell’isola furono sapientemente investite nello sviluppo della flotta e nell’industria della lavorazione del pesce. Il rapidissimo sviluppo economico incise notevolmente sul carattere e sulle abitudini dei residenti modificando radicalmente usi e costumi durati più di un millennio e trasformando una società da rurale a industriale senza pochi problemi generazionali. Sulla scia dei nazionalisti che combatterono per l’indipendenza dalla Danimarca durante il XIX secolo mantenendo come simbolo il periodo d’oro delle saghe, così anche nelle ultime decadi la lingua islandese ha rappresentato un immaginario ponte tra passato e presente, ed ecco perché gli islandesi sono così legati ad essa.

Contemporaneamente allo sviluppo del settore ittico, il governo portò avanti importanti progetti per il miglioramento della pubblica istruzione, della sanità e della previdenza sociale assicurando ai residenti, già alla fine degli anni Sessanta, un livello di vita invidiabile per molti paesi industrializzati. Negli anni Settanta l’amministrazione decise di svalutare la moneta nei periodi negativi di pesca generando un’inflazione che non incideva