- capitolo 1 -
SÌ, VIAGGIARE
Partire, perché no
Viaggiareè una brutalità.
Obbliga ad avere fiducia negli stranieri e
a perdere di vista il comfort familiare della casa e degli amici.
Ci si sente costantemente fuori equilibrio.
Nullaè vostro, tranne le cose essenziali.
- Cesare Pavese -
Ricordo le poche, misurate parole di un vecchio contadino per spiegare perché per lui felicità“l’è sta a ca sua”:“Viaggia chi non sta bene a casa propria, chi non ha casa viaggia per trovarsela, viaggia chi non ha soldi e chi ne ha troppi, viaggia chi nonè felice perché non ha trovato il proprio posto. Io conosco solo due cose, la mia terra e le mie bestie e loro conoscono me, e sono un uomo felice”. La vita gli aveva offerto due sole alternative, restare e sudare sulla terra o emigrare, e lui aveva scelto la sua zolla, elaborando una sua filosofia ricca di profonda saggezza contadina.
Oggiè diverso, ci troviamo davanti a una pluralità di possibilità che rendono la nostra vita più facile, ma certo anche più complessa. Vivere in un determinato luogoè per la maggior parte di noi una scelta e non un destino, come inveceè stato fino a un passato ancora recente. Chi poteva restare, restava. Chi non poteva, emigrava. E chi riusciva, tornava.
Viaggiare, escludendo gli spostamenti di lavoro, rientra nella sfera del superfluo. Per qualcunoè un’esigenza interiore profonda, per qualcun altro voglia di fuga o semplicemente desiderio di interrompere la routine con una pausa salutare, per altri forse solo uno dei tanti bisogni indotti dall’industria dell’evasione. Per molti tutte queste cose insieme miscelate in dosi variabili. In un periodo di crisi economica si viaggia però meno o per periodi più brevi e diminuiscono i forzati del viaggio continuo, i bulimici tesi soprattutto ad accumulare chilometri e paesi, così come quelli che partono più per abitudine, per moda o per noia che per piacere e per passione.Chi continua a viaggiare anche in periodi di crisiè più probabilmente un turista per scelta e non per caso. La necessità di contenere le spese diventa anche l’occasione per riscoprire mondi a noi più vicini, modi di muoversi più semplici ed essenziali e, non ultimo, per interrogarsi sulla necessità stessa del partire. Ecco allora alcune riflessioni-provocazioni fra il serio e l’ironico sul perché NON partire.
Io resto…
… perché in agosto per starsene in paceè meglio Milano.
… perché non c’è nulla come il gabinetto di casa propria.
… perché il viaggioè anche noia, fatica, rischio… non per niente in inglese riposarsi si diceto rest, mentre la parolatravel,“viaggio”, in origine significava“travaglio”,“lavoro”.
… perché le avventure che raccontiamo al ritorno sono quelle che durante il viaggio chiamiamo sfighe.
… perché quel che si trova viaggiando spesso delude le aspettative.
… perché alla fine si scopre che“tutto il mondoè paese” e che il diversoè sotto casa.
… perché il vero viaggio di scopertaè finito edè sempre più raro provare straniamento e stupore.
… perché sul web si trova tutto ciò che un tempo si poteva conoscere solo spostandosi fisicamente.
… perché ormai anche per gli antropologiè più interessante studiare l’homo turisticus che l’abitante di atolli sperduti.
… perché partireè un po’ fuggire.
… perché a furia di viaggiare si diventa stranieri a casa propria e“nessuno” a casa d’altri.
… perché il viaggioè un’evasione solo apparente e siè sempre in libertà vigilata.
Morale: c’è del vero in tutte queste affermazioni, ma personalmente mi sento un po’ nomade e un po’ stanziale. Per me, curiosa di mondo, il“perché no” ha sempre un punto interrogativo alla fine…
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Consigli di lettura
Andrea Semplici, In viaggio con Kapuscinski - Dialogo sull’arte di partire, Terre di Mezzo Editore.
Riflessioni dell’autore ripensando al suo incontro con Kapu, all’Africa percorsa con i suoi libri nello zaino, all’incredibile storia di un reporter diventato leggenda.
Eric J. Leed,Per mare e per terra, Il Mulino Editore.
Il viaggio non per scelta, ma obbligato, quello di schiavi ed emigranti, missionari e soldati.
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Partire, perché no?
Per la stessa ragione del viaggio, viaggiare.
- Fabrizio De André -
Ecco alcune delle possibili risposte (mie o rubate ad altri scrittori e viaggiatori) alla domanda che si erano posti Rimbaud e Chatwin:“Cosa ci faccio io qui?” o, in altre parole,“Perché viaggiamo?”
Perché ci viene naturale farlo: tutti gli animali si muovono, ma solo l’uomo viaggia.
Perché, anche se nonè indispensabile, aiuta a vivere.
Per fuggire dalla routine.
Per godere del piacere della l