1.2 Letteratura e arti
La letteratura
La cultura orale precoloniale, fatta di favole e leggende tramandate oralmente, di odi celebrative rivolte soprattutto agli avi - in qualche modo corrispondente al nostro bagaglio epico che celebrava gli eroi dell’antichità - e tanto altro ancora, meriterebbe un capitolo a sé. Con l’arrivo degli europei si produce - spesso in forma di diari - una letteratura dei navigatori, dei viaggiatori (il francese François La Valliant) e dei naturalisti, atta a documentare le loro gesta avventurose e l’entusiasmo per la scoperta di nuovi mondi. La letteratura dei coloni e della Frontiera - che ha analogie con quella dei pionieri americani -è appassionante, dal punto di vista della cronaca ma anche della psicologia, nell’affrontare mondi affascinanti quanto ostili. Si arricchisce quando si verifica la corsa all’oro (Francis Slater, Toon van den Heever);è ancora presente l’influenza della poetica romantica inglese (Thomas Pringle) ma ben presto si distingue una letteratura prettamente legata al carattere dei luoghi, popolata di racconti della vita dura e semplice in Africa. Come gli scritti di Louis Leipoldt e‘The Story of an African Farm’(1883) di Olive Schreiner, di origine tedesca e nata in una missione. Questoè considerato il primo vero romanzo della letteratura sudafricana: tratta della condizione femminile esprimendo anche le prime avversioni alla mentalità coloniale. Ma la letteratura del tempo, soprattutto,è popolata da figure romantiche: pensiamo a‘Jock of the Bushveld’ (1907) di Percy Fitzpatrick, divenuto il classico per eccellenza, e a‘Le miniere di Re Salomone’ (1885) e‘She’ (1887) di Henry Haggard, a cui si ispireranno più tardi Sir Laurens van der Post e Wilbur Smith. Intanto, con l’avvento delle missioni inizia l’alfabetizzazione degli africani, e si hanno molteplici traduzioni dei Testi sacri.
Sarà l’apartheid, secondo i più, a favorire l’affermarsi di una copiosa letteratura moderna in Sudafrica. Si parla di letteratura‘bianca’ e letteratura‘nera’, come risultato di lunghe influenze culturali e ambientali distinte, ma poiché entrambe si fondano proprio sulle relazioni tra i due universi di questo paese, sono intrinsecamente imprescindibili. Come nota la prof. Itala Vivan, massima esperta italiana di letteratura sudafricana,“il grado di mescolanza, contaminazione e meticciato che siè prodotto tra le culture e le genti“è stato“ben più alto e qualitativamente importante di quanto si sia voluto o saputo riconoscere e ammettere sinora“. Ella prevede che“ci sarà molto da scoprire in futuro: in Sudafrica non siè avuto soltanto un processo di cristianizzazione e di occidentalizzazione dei neri, ma anche un’africanizzazione dei bianchi, tanto più forte proprio là dove meno ci si aspetterebbe, e cioè tra la popolazione afrikaner“ (da: Il Nuovo Sudafrica. Dalle strettoie dell’apartheid alle complessità della democrazia, a cura di I. Vivan, La Nuova Italia, Firenze 1996).
I primi importanti autori neri emergono dopo l’applicazione delle leggi razziali: Sol Plaatje in‘Native Life in South Africa’ (1916), che registra le conseguenze del Land Act del 1913, e Thomas Mofolo,‘Chaka’, (1925), in cui il leader zulu Shakaè dipinto come una personalità complessa, che subisce al suo interno un’aspra lotta tra il bene e il male. Ma il primo vero romanzo della letteratura neraè considerato‘Mhudi’, 1930, di Sol Plaatje (primo dirigente del nuovo South African Native National Congress, che diverrà ANC). La scoperta di grossi giacimenti d’oro e di diamanti fa sentire i suoi effetti, oltre che sull’intera economia e società dell’Unione Sudafricana, anche sulla letteratura, con una decisa deviazione dell’attenzione verso la vita urbanizzata. Da una parte si sviluppa una letteratura boera nostalgica, che nasce dalla preoccupazione degli afrikaners rimasti spiazzati dall’egemonia commerciale degli inglesi e dalla concorrenza della manodopera nera, tanto che avviene una vera e propria lotta tra poveri e una crisi di identità boera: opere accorate celebrano il popolo afrikaner, altre più delicate e importanti, come‘The Beadle’ (1926) e‘The Little Karoo’ (1925), di Pauline Smith, raccontano il consolidarsi di una classe povera bianca e immortalano la sua origine rurale. Queste opere, con‘Mafeking Road’ (1947) di Herman Charles Bosman (in modo più ironico), si occupano di uno spaccato della popolazione che nonè più europea ma nonè ancora africana (e visitando il paesino Groot Marico, a 200 km da Pretoria verso Zeerust, si rivivrà in pieno l’atmosfera da lui narrata).
Mentre stavamo sdraiati dietro la roccia vedemmo, lontano sulla strada, due cavalieri avanzare al galoppo. Restammo perfettamente immobili e li lasciammo avvicinare fino a circa quattrocento passi. Erano ufficiali inglesi. Montavano cavalli di prim’ordine e le loro uniformi erano molto raffinate ed eleganti. Erano gli uomini più eleganti che avessi visto da un bel pezzo, e provai vergogna per le mie rozze braghe e i miei scarponi. Ero felice di essere dietro ad una roccia, dove non potevano vedermi. (The Rooinek - H. Charles Bosman)
D’altra parte, negli stessi anni, si pongono le basi di una letteratura proletaria nera:‘Mine Boy’(‘ragazzo di miniera’, 1946) del meticcio Peter Abraham, espone le terribili condizioni in cui si ritrovano a vivere gli africani della campagna.
Alan Paton esalta la genuina africanità legata alla vita rurale, l’indistruttibile archetipo - celebrato anche da Sol Plaatjie - attraverso cui solo pu&ogr